Una cosa che apprezzo molto è il grazie silenzioso.

Laura, 26 - Poliziotta

La domanda che mi sono posta più frequentemente da quando ho iniziato questa professione è proprio questa: «Perché poliziotta?» Se avessi una risposta ve la darei volentieri, ma non è così. Non avevo una vocazione innata, ma una serie di eventi che mi hanno spinto a cogliere questa sfida.

Talvolta, la vita ti pone di fronte ad alcune decisioni che non avremmo mai pensato di dover prendere, tranne che in quel giorno. L’unico motivo, e forse il più importante, che mi ha spinto ad avviare questa professione è mia figlia.

Pensavo di poterle trasmettere chiaramente che «volere è anche potere», indipendentemente dalle circostanze. E che essere una donna, ma soprattutto una madre, non deve essere un ostacolo. Dipende da noi dimostrare di «sapere essere» ancora prima di «saper fare».

La determinazione aiuta a non lamentarsi troppo, la collaborazione aiuta a raggiungere gli obiettivi e la diversità di opinione espande i nostri orizzonti. Ritengo che dietro ad ogni decisione ci debba essere sempre un motivo per cui la persona dia il meglio di sé qualunque sia la motivazione.

Le sfide arrivano in momenti diversi e il nostro compito è coglierle, elaborarle e superarle. Ciascuno di noi si confronta con sfide diverse, alcune più importanti e più difficili di altre, a seconda della persona che siamo. La buona notizia è che non si è mai totalmente soli quando ci si trova ad affrontarle.

Il gruppo in cui ci troviamo ci aiuta a condividere tutti i problemi irrisolti e suddividendo il problema in più parti diventa meno complicato risolverlo. In casi particolari abbiamo la possibilità di utilizzare il servizio di sostegno psicologico della polizia stesso.

Una cosa che apprezzo molto è il grazie silenzioso. Non parlo delle persone che sono soddisfatte di lavorare in polizia, ma di questo caso particolare che ha raggiunto il suo obiettivo e per il quale ha la sensazione di aver lavorato in modo soddisfacente su tutta la linea.